Nysa: la città dov’è cresciuto il dio del vino
Quando arriva ottobre, inizio a pensare dove e quanto olio d’oliva comprare per me e per gli amici che me lo chiedono. Infatti, uno dei motivi più belli di vivere nella zona dell’Egeo, nella Turchia occidentale, è la possibilità di trovare olio di altissima qualità. Negli anni ho percorso molte montagne della regione per cercare frantoi che producono olio biologico extravergine e dunque saprei darvi buoni consigli.
Oggi però non vi parlerò di olio, ma di una città antica che ho scoperto tanti anni fa. La trovai mentre cercavo un villaggio famoso per la qualità del suo olio, senza sapere che in passato era celebre soprattutto per il suo vino, chiamato «Aromeus». Secondo la mitologia locale, sarebbe proprio lì che Dioniso avrebbe creato il vino.
Sull’antica via commerciale, ancora oggi strada principale tra Pamukkale e Efeso (due siti turistici molto conosciuti), sulle montagne un tempo chiamate Messogis, si trova la città di Nysa. Secondo la mitologia locale, Dioniso, dio del vino, sarebbe cresciuto qui. Nato dalla coscia di Zeus, per sottrarlo all’ira di sua moglie Era, fu portato da Hermes a Nysa e affidato alle ninfe delle montagne di Messogis. Alcuni mitografi fanno risalire il nome del dio alla città: «Theos Nyses», il dio di Nysa.
Sebbene si trovi a nord del fiume Meandro, il leggendario fiume dell’antichità, la città fu sempre considerata parte della Caria, regione confinante con Ionia. Secondo il mito della fondazione, tre amici lacedemoni – Athymbros, Athymbrados e Hydrelos – fondarono tre città vicine. Con il tempo, quella fondata da Athymbros divenne la principale e assorbì i territori delle altre due. Questo potrebbe spiegare perché Nysa sia costruita su entrambi i lati di una valle molto profonda.
Strabone, il celebre storico e geografo che studiò qui nella famosa scuola di Aristodemos (il cui omonimo cugino fu l’insegnante di Pompeio Magno e dei suoi figli), definì Nysa una «dipolis», una città doppia, divisa dalla valle.
Uno degli aspetti più interessanti della città è che gli architetti romani abbiano progettato uno stadio di 30-40 mila spettatori proprio sopra la valle, costruendo delle arcate molto grandi in modo che tutta la pista e una parte delle tribune potessero starci sopra senza problemi. Questa impresa architettonica unica al mondo, purtroppo, non è giunta intatta fino a noi, così come i tre ponti che servivano ad attraversare la valle. Tuttavia, i ponti sono ancora visibili in un disegno del 1838 e probabilmente crollarono durante il terremoto del 1899. Anche se queste strutture non esistono più, si può comunque ammirare un’altra struttura architettonica, un bell’esempio dell’ingegneria romana: un grande tunnel che serviva a raccogliere l’acqua piovana e i detriti che arrivavano dalla montagna con la forte pioggia, convogliandoli verso la pianura per evitare allagamenti o inondazioni. All’interno del tunnel si può leggere un’iscrizione curiosa: «Il lavoro di Pravlo è fin qui», probabilmente lasciata dal maestro scalpellino o dall’architetto che ne prolungò la costruzione di 25 metri.
Tra il 2002 e il 2008 è stata riportata alla luce la Biblioteca di Nysa. Secondo alcuni storici antichi, custodiva una rarissima variante dell’Odissea di Omero, le cui uniche altre due copie si trovavano a Roma e a Gerusalemme. Così come sotto la famosa Biblioteca di Celso a Efeso trovarono il sarcofago dove venne sepolto il benefattore Gaio Celso Polemaeno, anche sotto l’ingresso di quella di Nysa hanno trovato un sarcofago contenente due scheletri: un giovane di 18-22 anni e una donna di 25-40 anni, forse madre e figlio, probabili benefattori della biblioteca. Come quella di Efeso, anche la Biblioteca di Nysa viene datata sotto il periodo dell’imperatore Adriano.
Sulla via principale, alcune iscrizioni ricordano aristocratici originari di Nysa che fecero fortuna in epoca romana, tra cui membri della famiglia degli Alkibiades. Tra questi: Publius Aelius Alkibiades, cubicularius dell’imperatore Adriano (ovvero adetto alla camera da letto), e Titus Aelius Alkibiades, prefetto d’Egitto.
Un elemento architettonico comune in tutte le città di carattere ellenico è ovviamente l’odeon (un piccolo teatro coperto, costruito per i concerti), che a volte serviva anche come bouleterion (la sala di raduno del consiglio chiamato boulé), ma a Nysa lo stesso edificio veniva chiamato gerontikon.
Se Strabone non ci avesse informato che questo piccolo teatro era il luogo dove si radunava il consiglio degli anziani, lo avremmo chiamato bouleterion, come accade in genere. Ricostruito durante il regno di Antonino Pio da un certo Pythodoros, grazie all’eredità della madre Eurydike, il gerontikon era decorato con le statue di Antonino Pio, Marco Aurelio, Lucio Vero, Faustina Minore, oltre a quelle dei benefattori.
Il culto di Dioniso non era l’unico praticato a Nysa. Un secondo culto altrettanto importante era quello di Plutone (Ade nella cultura greca). A tre chilometri dalla città, ad Acharaca, si trova un tempio – mai scavato – dedicato a questa divinità. Cicerone, durante il suo governatorato in Cilicia, fece un viaggio verso l’occidente del paese, visitò anche il Plutonion e menzionò in una lettera i templi (al plurale) che aveva visto con il fratello. Da pochi anni, a Hierapolis (Pamukkale), hanno identificato la vera località del Plutonion che Cicerone sicuramente avrà visto e il secondo tempio sacro potrebbe essere quello di Acharaca.
Gli abitanti di Nysa e i pellegrini celebravano la «Theogamia»: il ratto di Persefone da parte di Ade (Proserpina e Plutone nella cultura latina), la discesa di Demetra (Cerere) nell’Ade per portare sua figlia indietro e il loro ritorno al mondo dopo la riconciliazione con Ade. Ciò garantiva l’arrivo della primavera e la continuità del ciclo della produzione. Gli abitanti della città, così orgogliosi di questi due culti, decorarono il loro teatro con i bassorilievi delle scene della loro storia.
Uno dei monumenti più belli di Nysa è certamente il teatro. Infatti, è uno dei venti teatri decorati con bassorilievi tra oltre centocinquanta teatri romani conservati in Anatolia. Questi bassorilievi sono molto ben distribuiti, in equilibrio tra le scene dei due culti principali della città: quello di Dioniso e quello di Ade. In queste raffigurazioni, prodotte probabilmente dalla vicina scuola di Afrodisia, potrete ammirare varie scene: l’arrivo di Dioniso bambino a Nysa, il suo bagno fatto fare dalle ninfe, le personificazioni delle montagne ricche di vegetazione e prodotti, la personficazione del fiume Meandro. Vi sono inoltre rappresentazioni della Theogamia: il ratto di Persefone da Ade, la discesa di Demetra in Ade con il suo carro, la riconciliazione tra gli dèi e il ritorno al mondo di Persefone con Demetra sua madre e l’arrivo di nuovo della primavera. Secondo gli esperti, il fatto che a sinistra della porta regia (la porta che sta in mezzo alla scena dei teatri) ci siano solo scene di Dioniso e a destra solo quelle di Persefone e Ade, è una prova che qui Dioniso bambino si è trasformato nel figlio della coppia divina. Come è noto, Dioniso bambino viene dilaniato dai titani, ma poi, grazie all’intervento del (primo) padre – Zeus (o Rhea) – ritorna alla vita, ma tornando in vita dall’Ade diventa in un senso anche il figlio di Persefone e Ades. La conclusione è che queste scene tra loro legate rappresentassero una famiglia sacra, venerata nei culti misterici.
A causa di atti di vandalismo, i blocchi con i rilievi originali sono stati trasferiti al Museo Archeologico di Aydın, che merita sicuramente una visita. Sul sito potrete comunque vederne le copie.
Nysa è un sito archeologico consigliato a chi desidera visitare un luogo immerso nella natura, dove ulivi e rovine creano un’armonia unica e suggestiva.